spunti per un discorso di fine d’anno a reti unificate

Si moltiplicano i casi di racconti fantastici sul futuro che testimoniano che il futuro è né più né meno come il presente. Gli uomini hanno le stesse sembianze di oggi, macchine e moto ci rendono ancora dipendenti dal petrolio, le linee degli oggetti di design sono tutte curve e certe ricette locali sembrano esser state tramandate correttamente. Niente scenari alla Blade Runner o come nei cartoni di Hanna e Barbera dei Pronipoti, il mondo non si stacca cosi tanto da come lo vediamo oggi. Non è la prima volta. Basta pensare a tutte le cantonate che hanno preso scrittori e registi di fantascienza o anche cantastorie visionari a partire da Lucio Dalla, che si misurava con una distanza temporale minima nel suo anno che anticipava in un celebre rapporto epistolare con un suo caro amico. In realtà c’è poco da dire e non c’è traccia di differenza o anche di naturale evoluzione. Si pagano le tasse e si fa la corte alle belle ragazze riempiendole di mille attenzioni. Ci sono certe regole da rispettare per convivere al meglio e la colazione resta il pasto principale della giornata, quello per partire con il piede giusto. Ascoltate: similitudini e rime sono ancora indice di vivacità intellettuale e un bel catino pieno d’acqua fa piacere anche agli esseri umani stanchi del futuro, quando rincasano dopo aver indossato scarpe da lavoro per tutto il giorno. Ci sono i numeri da inserire in dispositivi elettronici, magari non più tramite pulsanti ma attraverso la voce o addirittura la mente, ma il procedimento è lo stesso. Si dà la precedenza a destra e si studiano i Sumeri e la buona educazione è sempre la benvenuta, soprattutto in ambienti in cui non si conosce nessuno. Il movimento fa bene anche nel futuro e ai bambini trema il mento dopo una grossa delusione. Certo, ci sono tanti fattori che ti fanno capire che un altro secolo è passato da quello in cui ci stiamo confrontando noi. Ma oramai il genere umano non ha più tanta fretta di arrivare, un aspetto che si nota già oggi. Dove vogliamo andare, se non sappiamo nemmeno la direzione, se abbiamo smesso di chiedere informazioni, se pensiamo che ogni guida sia superflua, se crediamo di avere raggiunto il culmine ma chissà poi se sarà vero.

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