non c’è nient’altro al mondo che odora così

Capisco subito dal profumo eccessivo di deodorante per ambiente di primo mattino, uno di quelli in grado di trasformare un qualsiasi ufficio di poche pretese in una foresta tropicale, che è bastato assentarmi un pomeriggio per perdermi il colpo di stato, la rivoluzione epocale, l’instaurazione del regime e che, approfittando dell’assenza, il sistema ha fatto piazza pulita di metodi antichi e improduttivi, orpelli di storia individuale come il cagnolino da cruscotto che muove la testa quando la macchina sobbalza e che ora giace rotto e privo dell’occhio destro sulla mia scrivania e quattordici anni di biglietti da visita ammassati in un portapenne. Gente che sicuramente non lavora più nei posti indicati in calce al nome e cognome e chissà dove vive ora, magari su una spiaggia dei Caraibi a gestire un chiosco di shottini, uno dei neologismi per i quali l’umanità dovrebbe estinguersi entro fine 2016 (tanto alcuni dei suoi più rappresentativi esponenti ha già provveduto). C’è un ristorante dalle parti della sede Microsoft che ha le pareti decorate proprio da quei rettangolini di carta illustrati – che il popolo sfrutta più che altro come filtrini per spinelli – messi al riparo dagli schizzi di ragù dietro pannelli in plexiglass, frutto di centinaia di migliaia di pranzi di lavoro. A Milano non ci facciamo mancare proprio niente. Ma potete stare tranquilli perché in realtà non è successo nulla di tutto questo, sono solo gli effetti allucinogeni della dose da elefante di spray esotico che è stata immessa in anticipo sull’inizio delle attività lavorative a causa di una porzione di broccoli abbandonati da un anonimo collega il giorno prima, i quali (i broccoli) lasciati a sé non hanno perso tempo a manifestare il loro disappunto come solo loro (i broccoli) sanno fare. L’impatto su di me è stato così forte che mi ha disintegrato l’entusiasmo con cui stavo gongolando su un’idea per una pubblicità di auto. Gli spot te le fanno vedere lanciate su strade deserte, ma la vera sfida sarebbe costruire modelli che ti rendono piacevoli le code al semaforo quando ti perdi il verde per la terza o quarta volta, o un classico rientro pomeridiano lungo la tangenziale. Avevo pensato anche alla musica e mi sembrava che davvero potesse spaccare, d’altronde io non ascolto questo o quel genere ma solo bella musica e non ho problemi a passare da David Bowie a Fela Kuti con la massima disinvoltura. La creatività prevedeva invece una conversazione tra mia moglie e me dopo una cena a casa di una coppia di medici, lui che fa il chirurgo e assaggia la pasta dopo chissà quale parte del corpo ha ricucito, lei manager per una multinazionale del farmaco, e noi due che ci chiediamo se siamo così poco interessanti se nessuno, a tavola, ci chiede mai nulla di noi.

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