l’attimo ricorrente

Capitano (nel senso di capitare, quindi scendete subito giù dai banchi) momenti dell’anno dove è di dovere ribadire che i buoni sentimenti sono il cemento di questa società del duemila e rotti e che, nel dubbio, meglio mandare in onda un premio oscar della commozione rispetto ad una pellicola emergente a rischio share. Il film con Robin Williams ci passa sotto zapping almeno due o tre volte l’anno, le festività natalizie sono una di queste malgrado l'”Attimo fuggente” come mood sia agli antipodi di “Una poltrona per due” o “Tutti insieme appassionatamente”, anche se fa rima. Ma una pellicola che celebra il “carpe diem” dovrebbe, appunto, garantirci intrinsecamente il riparo dalla sovraesposizione, altrimenti se quel momento volatile si ripropone comporta l’effetto opposto. Il giorno che è da vivere il meno possibile fiduciosi nel domani se poi ritorna nemmeno fosse il giorno della marmotta (ma questo è un altro film e, soprattutto, un altro genere cinematografico) alla lunga rompe i maroni e lo sapete il perché, vero? In un periodo storico come il nostro in cui se un ragazzino si dedica al teatro o si presenta sul palco con una corona di frasche in testa come mimino i suoi compagni di classe, permeati dal machismo della cultura rap da zarri di cui sono intrisi, gli danno del ricchione, per non parlare della poesia, oggi che milioni di adolescenti riversano le aspettative dei loro genitori sui licei scientifici sempre più a potenziamento sportivo perché è solo con la matematica e i pettorali depilati che si trova lavoro nei call center, e a dedicarsi a lingue morte, per di più in esametri o endecasillabi, non si cava un ragno dal buco, tanto meno si becca della figa. Oggi che il baluardo della cultura umanistica sono le battute sgrammaticate di cani e porci sui social network è ora di smetterla di illudere la gente che essere controcorrente e strappare pagine dai manuali scolastici contribuisca ad aumentare il vantaggio competitivo delle nuove generazioni. E non parliamone più, perché nel frattempo, lo sapete come succede, il tempo invidioso sarà già scappato via.

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Un pensiero su “l’attimo ricorrente

  1. Lo so che io non faccio testo essendo praticamente un caso patologico (tra l’altro commento poco, lo so, ma questo post per me è dolceamaro, ferita aperta, emozione non trascurabile), ma trovo questo film ancora più moderno e attuale adesso di quanto lo fosse quando è uscito. Ai tempi non mi ero impegnata moltissimo per inseguire la mia passione, ma a un certo punto quell’idea ha cominciato a passare, fino a che ho cambiato lavoro, iniziando a fare quello che amavo. Più l’impegno passa di moda, più credo che chi si impegna abbia vantaggi se non altro personali (ma non solo). Non è il mio film di Robin Williams preferito, né quello dei miei figli, ma i “suoi” film ci accompagnano, ci servono, ci sostengono nell’idea che nessun vantaggio vale la perdita di se stessi. Che magari sarebbe un messaggio meno efficace se non l’avesse trasmesso uno che ha dedicato la vita a metterlo in pratica personalmente. Pagando anche, intendiamoci. Ma divertendosi anche un mondo e sentendo tutto con molta intensità, credo, che non è poco, trovo, no?
    Ne approfitto per un augurio, quale potrebbe essere? Per me il più bello sarebbe sentire tenere sempre un desiderio a portata di mano, amare però anche quello che fai e avere magari qualche rimpianto, che forse è inevitabile, ma non abbastanza per non pensare che il prossimo anno sarà un anno vivo ed emotivamente coinvolgente.
    Alexandra

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