men in beige (fashion blogger per un giorno)

Vestirsi tutto di un solo colore è una tecnica distintiva piuttosto efficace perché denota un registro di ricerca e di personalità raro, soprattutto di questi tempi in cui la moda ha toccato il fondo. Quello che non si spiega è il fatto che non sempre il monocromatismo trasmette ordine e rigore perché, come potete immaginare, tutto dipende dalla tinta che abbiamo scelto. Prima di farvi qualche esempio, sfatiamo subito il mito del ton sur ton perché quando il grado di differenza tra un capo e l’altro è irrisorio ma allo stesso tempo incontestabile non se ne giustifica l’abbinamento e il risultato, lasciatemi dire, è fallimentare. L’archetipo è il classico dei classici, ovvero l’all black, considerando che il nero sta bene su tutto e il tutto nero non sfigura in nessun contesto: i Cure, la nazionale di rugby, i seguaci di Malcolm X, i mimi e un certo teatro di avanguardia di cui al massimo posso citare la parodia che ne faceva Raimondo Vianello. Se ti vesti tutto di verde, invece, quando hai il fisico sembri Rambo e quando ti manca, è il mio caso, e sbagli il parka i colleghi si prendono gioco di te chiedendoti se vai a pesca, e come dargli torto. Tutto in rosso non mi viene in mente nulla se non Miguel Bosé agli albori della sua carriera, la nazionale dell’Unione Sovietica e poco altro e, datemi retta, meglio lasciar perdere. A me piace vestirmi tutto di blu, che a mio avviso è il colore di gran lunga più elegante di tutti. Il blu scuro è una garanzia, e mi riferisco ai maglioncini girocollo come ai pantaloni di velluto e persino l’intramontabile loden. Esistono in natura, poi, completi giallo canarino o giallo banana come quello che ha scelto il mio amico Davide per il suo matrimonio, non a caso non è durato granché. Di questi tempi meglio poi non vestirsi di arancione, a Guantanamo come in alcuni territori del califfato potreste avere qualche problema di sopravvivenza. Ma il peggio del peggio è chi sceglie di vestirsi tutto in bianco, una roba che ricorda Lele Mora in quel film su Berlusconi o comunque lazzaroni edonisti e gente che non è abituata a lavorare o, nel migliore dei casi, atmosfere rivierasche retrò. Resta appunto il beige, un non-colore che è sempre di moda e che se a questo mondo si desse retta a chi ci capisce veramente sarebbe la tinta ufficiale dell’uomo. Dolcevita beige su pantalone beige con Clarks beige. Ecco l’outfit del futuro.

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4 pensieri su “men in beige (fashion blogger per un giorno)

  1. il beige (ovviamente ça va sans dire) è più una categoria dello spirito che un colore, perciò non esistono 2 capi dello stesso beige e sono quindi (sempre) inabbinabili (qualunque cosa voglia dire)
    sui selettori pantone ce ne sono decine di versioni, oltretutto è davvero uno schifo di colore (che non mi ha impedito di acquistare nel corso di alcuni mesi: 2 felpe, 2 paia di calzoni, 1 giaccone proprio di colore beige)…
    io riesco ad abbinare il beige solo con verde oliva e nero
    e – sia detto per inciso – è lo sproloquio più lungo di tutta la mia vita riguardo gli abbinamenti nell’ambito dell’abbigliamento

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