siamo sullo stesso piano

Dall’estratto conto risulta che mi bastano solo cinquecento visite per sbloccare il livello superiore e poter finalmente scrivere “artista” come descrizione di chi sono e cosa faccio. Artista a trecentosessanta gradi, aggiungerei, che è molto meglio di impiegato a novanta – scusate il grossolano gioco di parole – confuso nella folla di chi si deve arrendere all’impeto della quotidianità che è quasi meglio dell’università della strada e che però non ti insegna a sederti con dignità mentre ti rechi in ufficio a fianco di un homeless stravaccato sui sedili della metro e dalla trasandatezza da stereotipo di giornale di destra, quelle vignette tipo Giannelli, per intenderci. Il bello è che potrò mettere “artista” anche su cose tipo LinkedIn, che tanto non mi si fila nemmeno di striscio perché non è un social network per vecchi, ma almeno mi resterà la soddisfazione di attendere sulla sponda del fiume ma basta cadaveri che passano, mi accontenterei di plateali manifestazioni da struggimento per l’invidia, come mangiarsi il cappello alla Rockerduck.

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