le storie del frigo

Prima di Instagram, di Twitter e di Facebook c’era il frigorifero ricoperto da foto, cartoline e ritagli di giornale appiccicati grazie a magneti per la maggior parte tondi a cui probabilmente gli sviluppatori di questa funzionalità per i social network si sono ispirati. La differenza è che sul frigo le storie potete farle durare quanto vi pare, non c’è la volatilità delle ventiquattro ore, e in più le vedono soltanto le persone a cui volete mostrarle. Negli appartamenti di passaggio da una vita all’altra si mischiano le storie che i coinquilini portano con sé con quelle del presente che profuma di aspettative per il futuro, il tutto imbellettato con reminder di cose da fare e cose di cui, malgrado il reminder, ci si è dimenticati. Spiccano anche i messaggi per gli ospiti perché le storie servono anche per dare una sintesi di sé o anche per velate dichiarazioni d’amore. Basta una foto o il testo di una canzone un po’ romantica dei Cure e il gioco è fatto. Nelle case definitive invece le raccolte di storie compongono un quadro veritiero da contemplare al posto della tv la sera a cena o con il caffellatte a colazione. I nonni che non ci sono più e i figli quando avevano ben altre dimensioni ed era possibile contenerli nell’incavo del braccio, cosa che poi diventa impossibile. Probabilmente il frigo è fatto apposta per questo utilizzo, e non me ne vogliano quelli che lo scelgono da incasso e lo occultano tra il resto dei mobili della cucina. Come fate a pubblicare le storie?

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3 pensieri su “le storie del frigo

  1. il mio frigo è pieno zeppo da due lati di calamite. In più alcune di esse hanno il compito di bloccare dei disegni fatti da mia cugina quando era più piccola. Ottima l’idea delle canzoni dei Cure cmq…

    1. quello dei Cure è una cosa accaduta davvero, poi te la racconto. Anche mia moglie ed io avevamo qualche disegno di nostra figlia appeso e l’avremmo conservato lì se lei, crescendo, non avesse iniziato a vergognarsene 😦

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