il guerrilla reading riflette esattamente l’idea che chi non legge ha di chi legge

Ho esercitato il mio diritto a leggere a voce alta in pubblico solo una volta, durante un viaggio in traghetto verso la Sardegna. Bivaccavo su un materassino gonfiabile fiero del mio passaggio ponte, in compagnia di altre centinaia di viaggiatori senza cabina, e sapete come funziona quando si stanzia in tanti nello stesso posto. Se tutti parlano a voce alta, telefonano, non si premurano di imporre ai figli di fare meno baccano, quel posto diventa un inferno. Per farla breve, una piccola comitiva di gente di mezza età ma in piena adolescentizzazione e euforia da ferie da single discorreva con un tono inappropriato per l’ambiente, proprio mentre ero alle battute finali di non ricordo che libro (sicuramente un autore USA). Così, mi sono detto, perché non leggere ad alta voce? Forse i passaggi di quel libro hanno meno dignità delle loro chiacchiere?, mi sono chiesto. E il messaggio è passato. La comitiva di supergiovani, sbalordita e distratta riguardo all’argomento della loro conversazione dal mio comportamento, dopo qualche minuto ha desistito, preferendo quattro passi sul ponte scoperto a godersi le sigarette controvento e i battibecchi tra i cani costretti ad altrettanta socializzazione forzata.

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