deadbook

Da quanto tempo siete su Facebook? Tre anni? Cinque? Otto? Io dal dieci ottobre 2017, quasi dieci anni anche se non lo dimostro, ma non ve lo dico per fare quello che c’era già prima che diventasse un fenomeno di massa, perché come per tutte le cose c’è sempre qualcuno che ce l’ha più lungo, in questo caso il passato. Il punto è che, se siete da anni sul socialcoso di Zuckercoso lì, avrete già avuto occasione di sperimentare la morte su Facebook. Non la vostra, altrimenti non saremmo qui a parlarne. Intendo qualcuno che nel tempo vi ha lasciato.

La morte online, considerando che nulla è più eterno del dato digitalizzato, è l’aspetto paradossale dell’eternità virtuale. Profili fotografici che non invecchiano mai, cose scritte che restano nella cache di Google nei secoli dei secoli, attimi colti e resi immortali da meme perenni, errori altrui anche di un secondo ma portati all’estremo e c’è persino gente che si suicida per queste cose ed ecco che il cerchio si chiude perché può capitare che qualcuno dei vostri contatti ci lasci le penne (toccatevi forte come lo sto facendo io).

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