quanto sei triste in una scala che va da uno a Modena di Antonello Venditti?

Se chiudete gli occhi e immaginate fortissimamente che il Venditti che si vede e si sente in giro almeno da “Dimmelo tu cos’è” non sia mai esistito possiamo ricordarcelo com’era: sufficientemente impegnato, molto campanilistico, parzialmente smielato, decisamente di successo e comunque innegabile colonna sonora degli anni 70. Non conosco nessuno a cui non piacesse e noi ragazzini le sue canzoni le sapevamo a memoria, soprattutto quelle di quei due o tre album cruciali lì, e mi riferisco a “Lilly”, “Ullallà”, soprattutto “Sotto il segno dei pesci” e soprattuttissimo “Buona domenica” con quella copertina alla “Fruit of the loom” che ognuno ce l’aveva di colore diverso. La mia copia è rosso bordeaux e contiene una manciata di pezzi discretamente degni di nota e perdonate se non mi scompongo più di tanto, perché ripensare al Venditti di allora con il Venditti di oggi ti viene voglia di non non fargli passare nulla.

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