ragazzo in

Non sento più usare l’espressione “in” per indicare quando una persona è pienamente conforme alla moda o introdotta negli ambienti giusti, gli ambienti che contano. Come se dire “in” non fosse più in, ma ci siamo capiti. D’altronde la modernità è talmente frammentata e disomogenea che vi sfido a limitarvi a una duplice classificazione del reale a seconda di valori puramente aleatori come l’indice di gradimento. Siamo tanti e distribuiti in una molteplicità di pubblico mai vista, sicuramente a causa della varietà di sottocanali dovuti, manco a farlo apposta, al digitale e all’Internet. Pensate a quante community vivono a nostra insaputa nei meandri del web e del tutto ignare di quello che ci piace e non ci piace a noi influencer della parte “in chiaro”, o mainstream o comunque dedita all’auto-affermazione della propria identità in rete come la conosciamo noi, indipendentemente dall’uso o meno del nome e cognome vero e proprio.

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