pagine che scottano

D’estate fa caldo persino nelle storie che si scrivono. Risulta difficile immaginare dialoghi, trame, scene e situazioni senza l’afa, lo schiaffo in faccia che dà l’uscire dai posti in cui c’è l’aria condizionata al massimo, le chiazze di sudore sulle camicie. Le comparse che i protagonisti notano percorrendo le strade verso i luoghi in cui si svolgerà l’evento principale del romanzo sono tutte persone già vulnerabili che la temperatura rende completamente fuori di testa. C’è uno che sembra vestito da legione straniera ma scalzo che, con un rasoio usa e getta, si depila in una via del centro il ventre sollevando un lembo della camicia color kaki. Un altro, all’angolo della piazza sotto un residence così fitto di camere e relative finestre da sembrare uno di quei palazzoni che i nostalgici della DDR fotografano a spasso per Berlino, a torso nudo e in pantaloncini da ciclista si lancia in una danza da dressage intorno a una siepe e non ha nemmeno un cappello in testa per non aggravare le conseguenze del calore. Una gigantesca donna con le tipiche sembianze dell’est sonnecchia sdraiata su una panchina all’ombra nel parco con una busta di carta sull’addome colma di noccioli di ciliege.

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