Dio ha davvero le sembianze di un Amministratore Delegato?

So che sarete sommersi dagli sproloqui dei vostri contatti sui social che vi stanno spiegando Fantozzi in lungo e in largo, d’altronde il bello di Facebook è proprio lasciar tracimare la nostra presunzione più che mai e, in momenti come questi, è la morte sua, perdonate il gioco di parole. E io che voglio essere ancor più originale dei miei amici che, proprio in questi minuti, si commentano a vicenda con cose del tipo “Io lo faccio leggere ai miei allievi che vogliono diventare copy” se non addirittura “Fantozzi/Fracchia è IL grande romanzo italiano degli anni ’70-’80. Come rilevanza culturale per l’epoca in cui Villaggio ha vissuto, non mi pare avere nulla di meno di un Parini, di un Goldoni, di un Molière o di un Giovenale. Quanto alla capacità di creare espressioni idiomatiche che resteranno nella lingua italiana per decenni e forse secoli, sta a suo perfetto agio nel gruppetto dei Dante, Manzoni, Leopardi. Certo, rispetto a loro aveva il rinforzo del mezzo cinematografico, ma il fatto che l’abbia saputo usare in quel modo, almeno per un po’ di anni, mi pare rientri tra i suoi indiscutibili pregi (alla stessa maniera in cui la grandezza di un Voltaire, di un Sartre, di un Camus o di un Pasolini è stata anche quella di aver saputo usare i media mainstream della loro epoca per divulgare le loro idee)” (giuro), io che voglio essere ancor più originale di loro voglio ricordarlo con un film di certo minore della sua produzione ma ricco di spunti brillanti di quella che era la nostra società nel 77.

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