Autore: plus1gmt

disparità e nuovi paria

La più grave conseguenza della liberalizzazione dell’uso dei social network durante l’orario di lavoro, fenomeno che ha soppiantato la pausa sigaretta e di cui solo apparentemente è più sano, è che Facebook è diventato terreno di scontro tra chi svolge lavori interessanti e invidiati e chi invece purtroppo no. Se osservate le dinamiche di ogni discussione a più voci noterete le considerazioni della gente comune come me e voi e gli interventi contenutistici e argomentativi molto più appropriati e dettagliati degli esperti della materia in questione. D’altronde ora che tutti possono dire la loro nessuno vuole più stare zitto. Di questi tempi, per farvi un esempio, i grandi dibattiti che si consumano tra i nostri profili hanno come oggetto i vaccini e la visita di Trump in Vaticano.

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rimanere senza voce

Il video di “Black Hole Sun” dei Soundgarden, che in questi giorni di lutto per la prematura scomparsa di Chris Cornell avrete visto un po’ ovunque, è di forte impatto per noi europei perché offre una sintesi di quella parte degli USA che poi ritroviamo in certi film indipendenti (quelli di Todd Solondz, tanto per fare un esempio; a proposito, se avete Netflix vi consiglio la visione del suo Wiener Dog) o in qualche autore statunitense di racconti per cui io vado matto e che vorrei tanto emulare nello stile. Non mi ha sorpreso quindi vederne l’intelligente versione di Blob su RaiTre di qualche sera fa (lo trovate qui su Rai Replay qualora ve lo foste perso): un mix del solito squallore televisivo italiano con il sottofondo della hit tratta da Superunknown ma in versione strumentale ed è da questo che sono rimasto invece meravigliato. Io ero rimasto alle basi MIDI fatte con i programmini che fanno le veci di chitarra e batteria con suoni artificiali, invece “Black Hole Sun” senza traccia vocale è tale e quale all’originale senza il cantato, del resto Chris Cornell ci ha appena lasciato e il messaggio, come vedete, mi è arrivato. Ma l’Internet che è dalla parte di noi curiosi che ne facciamo buon uso ha dato la risposta a questo dilemma: esiste una versione di “Black Hole Sun” senza voce disponibile su “Guitar Hero VI” e che trovate qui. Probabilmente non è una novità ma perdonatemi, non ci ho mai giocato e non ho idea di come possano essere le basi.

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la bellezza piace a tutti

Non è detto che per sottoporsi a un’intervista in cui il giornalista è dall’altra parte della linea uno debba per forza cercare un punto riparato o deserto. Di sicuro so che il silenzio aiuta nella concentrazione ma oggi è tutto diverso. Siamo così abituati a distrarci che rispondere a delle domande in mezzo ad altre persone non ci fa né caldo né freddo, anche perché le suddette altre persone sono altrettanto abituate a fare quello che devono fare mentre qualcuno parla ad alta voce al telefono. Il problema è che le conversazioni medie a cui la gente ci sottopone sapete bene di che livello sono, tanto che ormai le frasi sgrammaticate e i grugniti che rivolgiamo al nostro interlocutore passano senza problemi tra le maglie della soglia dell’attenzione di chi ci sta accanto, che ormai è più che uso nel prosieguo delle sue attività senza badare al resto.

Se vi imbattete invece in qualcuno che si sottopone a un’intervista le cose cambiano radicalmente perché se uno è intervistato è perché è autorevole nel suo ruolo. Voglio dire, a voi vi ha mai intervistato qualcuno? A me è capitato una volta sola un’intervista seria e la dinamica fa abbastanza sorridere, per questo la racconto sempre e sono sicuro di averla già scritta in qualche altro post. Sapete chi è, vero, John Vignola? Oltre a essere un giornalista, critico musicale e conduttore radiofonico piuttosto conosciuto è uno che è nato e ha vissuto a pochi km dal mio paesello di origine. Nella mia passata vita da musicista ho rilasciato un’intervista a John Vignola ma mentre mi trovavo a un capo della linea telefonica a Milano quando, invece, avremmo potuto incontrarci di persona a metà strada tra casa sua e la mia, percorrendo entrambi non più di cinque minuti di auto.

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Il messaggio dallo spazio parla chiaro: sei uno sfigato. Il sistema di decrittografia della NASA ci ha restituito un quadro impietoso di quello che siamo, e parlo al plurale per auspicare un po’ di cordoglio in voi, come si evince dal titolo lassù in alto. Intanto nessuno scrive più sui blog e un sottoinsieme di questa macro-categoria di sopravvissuti è proprietario di gatti che vomitano di prima mattina e, quando c’è qualcosa che non va nel loro rapporto con gli umani, pisciano nella scatola delle medicine appena la trovano aperta e/o gli cagano sul letto se il PH della sabbia tende lievemente all’acidità e solo perché una notte ci siamo dimenticati di pulire. Ma non è solo questo che ci dicono gli alieni. Non so voi mai io capto in continuazione vocine che mi dicono di lasciar perdere tutto e tutti e che, per compensare il senso di disperazione che ne deriva, ci sono cose di un altro pianeta – probabilmente il loro – da preservare. Una di queste ha compiuto vent’anni proprio ieri (lo dice pure Wikipedia) e note invisibili a margine ma che leggiamo solo noi che siamo in contatto con questa specie ultraterrena ci dicono che forse davvero è stato l’ultimo disco che ha cambiato qualcosa.

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astenersi fuoritempo

“Se non vuoi perdere tempo a spremere flaconi di crema dopobarba semivuoti perché il prodotto per ovvi motivi di fisica è tutto depositato sul fondo – certo non gliene possiamo fare una colpa – prova a riporlo capovolto nell’armadietto, la prossima volta, proprio come si sono inventati per il ketchup e la maionese e i loro tubetti da mettere in frigo a testa in giù”. Sento che il consiglio che Giorgio cerca di darci ispirato dalle salse che ci hanno portato al tavolo insieme agli hamburger un giorno dovrò scriverlo da qualche parte per vedere, fissato nero su bianco su un foglio o su un blog come questo, l’effetto che fa. La nuova fidanzata di Giorgio di chiama Perla e per noi è una novità che esista nel genere umano gente in grado di dare ai propri figli nomi così di merda. La mia fidanzata, per dire, si chiama Chiara ed è un nome bellissimo e facciamo cose sceme come entrare al supermercato, comprarci una tavoletta di cioccolato a testa, pagarla e poi consegnarcela reciprocamente con mille smancerie appena passata la cassa come se dovessimo farci un regalo. Entrambi la nascondiamo dietro la schiena, ci diciamo di chiudere gli occhi, poi ce le scambiamo dandoci un bacio e ogni volta ridiamo come se fosse la prima. Con una che si chiama Perla le cose invece potrebbero essere molto più complicate.

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blue whale ti porta al suicidio ma per le discussioni che genera nei gruppi whatsapp dei genitori FATE GIRARE!!1!!1!!!11!

Non c’è molto da dire se non che uno fa di tutto per starsene fuori da tutte le polemiche e poi un innocuo gruppo whatsapp dei genitori auto-costituitosi per la gita di classe dei figli ti tira scemo perché qualcuno condivide a tradimento la catena che sappiamo tutti per mettere gli altri all’erta. La questione è semplice: essere un asso dei social quando uno cerca di evitare la gente come la peste è un controsenso, come quando ho fatto il miglior punteggio al poligono di tiro a militare qualche mese dopo che mi ero rassegnato a partire per il CAR dopo che mi era stata respinta la domanda per l’obiezione di coscienza. Che volete che vi dica.

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correre via da una gabbia arrugginita

Ieri era l’anniversario della morte di Ian Curtis e non mi è venuto in mente fino a quando non ho saputo del suicidio di Chris Cornell. Anzi, nelle prime ore la causa del decesso non era ancora stata provata ma il modo non conta. La gente muore nelle maniere più disparate e le star del rock non sono immuni, questo lo sappiamo dai tempi dei Joy Division, di Bob Marley, dei The Sound e poi dall’esperienza della scomparsa di Bowie. La fama rende eterni nello spirito ma non preserva i nostri corpi, e gli individui conosciuti alle masse per un motivo o per l’altro – sport, musica, politica, scienza, cinema, cultura – sono a rischio come tutti. Ma se pensiamo a quello che è passato alla storia come il grunge c’è poco da stare allegri: Kurt Cobain, Layne Staley, Scott Weiland e ora l’inconfondibile voce dei Soundgarden. Una strage, insomma. Ma non sono né la data né la sfilza di frontman storici degli anni 90 che non sono più tra noi a farmi riflettere.

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