Categoria: anobii uan chenobii

quando mancano le figure

Con i figli l’utilizzo di un minimo di psicologia è un fattore decisivo. Dicono che la facilità con cui si riesce a raggirarli è proverbiale ma mica tanto perché raramente, esplicitando direttamente il proprio obiettivo, li si riesce a convincere con le buone su una determinata cosa. Aggiungo che anche con lo zucchero la pillola non va sempre giù e alla fine, quando ci sembra di aver perso troppo tempo in una modalità di confronto che a noi adulti sembra del tutto irrazionale e a un bambino tutt’altro, si opta per l’imposizione, cose tipo conto fino a tre con la voce grossa. Perché non sempre prendere alla lontana una comunicazione antipatica, indirizzarli verso un loro dovere o semplicemente suggerire loro un qualcosa che, una volta provato, siamo sicuri che gli piacerà è una metodologia che va a buon fine. Ogni bambino, come noi del resto, è irremovibile su qualche aspetto. Ma, a differenza nostra, non credo si tratti di pigrizia mentale, ignoranza o cocciutaggine fine a sé stessa. Mia figlia, per esempio, non ne vuole sapere di uscire di casa, un classico dei fine settimana, e questo indipendentemente da quanto la controproposta sia allettante o meno e comprenda ricompense materiali o no. Questo per dire che a volte anche facendo proposte ricche di divertimento in modo intelligente e subdolo, cioè senza chiedere il suo parere e dando per scontato che la cosa per cui ora ci prepariamo e usciamo si farà e la messa ai voti è fuori discussione, si ottiene un pugno di mosche in cambio e si passa al piano B, più grossolano ma di sicura efficacia anche a discapito dell’umore e dell’armonia del gruppo.

Ma c’è un ambito in cui mia moglie ed io non dobbiamo fare il minimo sforzo per avere il suo consenso, e dico per fortuna perché si tratta di una risorsa impagabile che fa sì che nostra figlia non si annoi mai (non credo di aver mai sentito dire da lei parole come non so cosa fare), e questo è fondamentale, soprattutto essendo figlia unica. Mi riferisco al momento della lettura. Leggere libri e fumetti è una delle sue attività preferite, si muove perfettamente a suo agio in biblioteca e sceglie i titoli e gli autori per l’infanzia che preferisce. Il lato più piacevole di tutto questo è che si fida di noi e dei libri che le proponiamo, difficilmente si rifiuta di iniziare una storia per partito preso e altrettanto raramente le lascia a metà, anche se talvolta è scettica sulle edizioni completamente prive di illustrazioni. I disegni hanno un forte appeal sui bambini, consentono di amplificare la loro fantasia fornendo spunti visuali per le sceneggiature mentali che costruiscono procedendo nelle trame più intricate. Ma anche qui abbiamo a che fare, talvolta, con atteggiamenti del tutto incomprensibili per i genitori. Con mio grande rammarico, non sono ancora riuscito a farle leggere Marcovaldo di Italo Calvino, uno dei testi più divertenti per l’infanzia che ricordi. E questo perché sono in possesso di una edizione economica e solo testo dell’opera, e tutte le volte in cui ho provato a sottoporgliela ho avuto solo ritorni negativi. Ho cercato di descriverle la ricchezza dei racconti e la figura stessa del protagonista, ma senza successo. Nessuna strategia di persuasione ha funzionato, mi sono offerto anche di leggerlo a voce alta ma niente. Un’opportunità guastata da un tascabile da due lire, senza nemmeno un disegno. E qui con la psicologia c’è poco da fare, non c’è strategia che tenga, e non è possibile imporre nulla con l’autorità. Quel libro di sole parole stampate non l’ha mai convinta a priori, e il guaio è che non riesco a recuperare in nessun modo. Un semplice “non sai cosa ti perdi” non è assolutamente sufficiente.

un segnalibro come spada

Voleva solo salvare vittime innocenti dalla cattiveria degli scrittori, specialmente le donne che all’inizio della storia perdono la vita in modo tragico per favorire la crescita e la statura morale dei mariti, personaggi che sopravvivono al lutto, raddoppiano il loro ruolo di padre con quello di unico genitore vedovo e si mettono in luce per giungere imbattuti all’epilogo come eroi senza macchia. Nel frattempo, nel corso del libro si sono dedicati da soli allo svezzamento della prole aiutati gratuitamente da parenti, amici e governanti, si sono resi protagonisti di carriere brillanti che sono riusciti a conciliare perfettamente con il tempo dedicato alla cura dei piccoli, allo sport e ai lavori domestici. Ma gli uomini che ce la fanno da soli permettono di vendere più copie, anzi, se le donne non ce la fanno possono sempre usare il proprio corpo per emanciparsi con il rischio di banalizzare la trama. E i protagonisti maschili a un certo punto iniziano a osservare le altre donne con un occhio diverso. Oddio, la foto della moglie morta è sempre sul comò e quando passano lì davanti la nostalgia prende il sopravvento. Ogni tanto si svegliano tutti sudati dopo aver ripercorso in sogno l’amore fatto durante la prima notte di nozze. Ma entro la fine della trama cedono a una ragazza che subentra nel ruolo di moglie madre e amante, lungi dall’intaccare il primato della prima scelta ma comunque sufficientemente agguerrita da condurre una lenta battaglia volta al definitivo spodestamento.

E tutto questo non gli sembrava giusto. Adottò così la prassi di avvertire le vittime designate in tempo utile affinché fossero al corrente dei piani dei mariti, senza dubbio in combutta con gli autori, e si rendessero conto di che tipo di persone avevano intorno. Uomini egoriferiti e malati di esuberanza di personalità pronti solo a rivelarsi come affermazione del maschio che vuole dimostrare di essere autosufficiente. Che non sarebbe nemmeno così drammatico se il progetto narrativo non fosse a scapito delle mogli. Così iniziò ad avere un discreto successo in certi ambienti letterari, qualche protagonista femminile si infatuava persino di quel cavaliere sconosciuto e con l’occhio attento che prevedeva il futuro dei romanzi. E in quei casi si schermiva, assicurando di non aver nessun potere soprannaturale, ma solo di aver preso l’abitudine di leggere la quarta di copertina.

cerchiamo di essere realisti

Lui votava l’Ulivo, Prodi, i Democratici di Sinistra, quella roba lì insomma. Lei, che non votava a sinistra, vedeva come naturale sbocco, per una persona di matrice cattolica anticomunista, Forza Italia. Discutevano raramente di politica in modo diretto, ma alla fine il discorso puntava lì. Qualche esempio? Un giorno vedono alla tv Neri Marcorè che imita Gasparri e lui ride a crepapelle, lei dice una cosa tipo che ci sarà da ridere, non gli somiglia per nulla. Lui dice ma va, è uguale, solo che Gasparri è ancora più stolido. Così finivano per litigare. O lei a una cena con amici critica i volontari delle ONG laici, lui li difende, e alla fine se ne tornano a casa, ciascuno a casa sua, con il broncio. Fino a quando un giorno lui le regalò i racconti di Carver, lei si scandalizzò per alcune scurrilità contenute nella storia di apertura, così tornò al negozio e si fece cambiare il libro. Quello fu davvero troppo.

errata corrections

Malgrado la puntata pilota realizzata per la HBO, l’adattamento del best seller di Franzen in chiave fiction non si farà a causa della provata difficoltà nel rendere quanto è praticamente perfetto dal punto di vista narrativo in versione tv. Una scelta che non mi sorprende, giuro, benché a lavorarci fosse lo scrittore stesso. E non vi nascondo che da un certo punto di vista la cosa non mi dispiace: preferisco che “Le correzioni” rimangano di carta e che la famiglia Lambert resti senza volto, senza voce, senza personalità marcate appositamente per il piccolo schermo. Via.

da due quarti, da un quarto, o anche meno

Ho da poco finito di leggere un libro che si intitola “Il tempo è un bastardo” di Jennifer Egan, edizioni Minimum Fax, che è un buon libro e non lo dico solo io. Insomma, ha vinto un Premio Pulitzer per la letteratura, ha venduto 150 mila copie negli Stati Uniti e in effetti è godibilissimo perché fa parte di quella categoria di libri tutti uguali che sono solito leggere, romanzi che hanno alcune caratteristiche in comune a partire dal fatto che sono scritti da autori statunitensi e che sono pubblicati dalla Minimum Fax. Posso dire che questi due dettagli soddisfano un buon 80% dei miei criteri di scelta quando sto per finire una lettura e iniziarne un’altra, ma tenete conto che avendo a disposizione un efficace sistema bibliotecario posso anche prendere cantonate senza rimetterci i soldi dell’acquisto.

Ma, tornando al motivo per cui vi ho introdotto l’opera in questione, il libro comprende un intero capitolo nella sua seconda metà scritto sotto forma di slide Power Point, il che in prima istanza mi ha spaventato. Voglio dire, Power Point per chi opera nel terziario avanzato corrisponde a uno strumento di tortura, ci si può anche morire di slide, e li riconosci subito quelli che ne fanno un uso massiccio perché parlano a punti con le iniziali maiuscole di ogni parola e vanno e vengono utilizzando transizioni. Carina come metafora, eh? (altro…)