Categoria: Spazio Pour Parler

blue whale ti porta al suicidio ma per le discussioni che genera nei gruppi whatsapp dei genitori FATE GIRARE!!1!!1!!!11!

Non c’è molto da dire se non che uno fa di tutto per starsene fuori da tutte le polemiche e poi un innocuo gruppo whatsapp dei genitori auto-costituitosi per la gita di classe dei figli ti tira scemo perché qualcuno condivide a tradimento la catena che sappiamo tutti per mettere gli altri all’erta. La questione è semplice: essere un asso dei social quando uno cerca di evitare la gente come la peste è un controsenso, come quando ho fatto il miglior punteggio al poligono di tiro a militare qualche mese dopo che mi ero rassegnato a partire per il CAR dopo che mi era stata respinta la domanda per l’obiezione di coscienza. Che volete che vi dica.

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cercate di non dare nell’occhio se non potete permettervelo

Posso darvi un consiglio? Ricordatevi di non acquistare capi di abbigliamento troppo originali. Il motivo è semplice: se vi vestite con indumenti che lasciano il segno dovreste averne una bella scorta da alternare il più spesso possibile, perché altrimenti tutti se ne ricordano e se li mettete con continuità fate la figura di chi non si può permettere un ricambio adeguato. Questo lo so bene perché io sono uno di quelli che non si può permettere un ricambio adeguato ma, non per distrarvi dal focus sulla condizione di classe medio-bassa a cui io come voi sono stato tesserato sin da prima di nascere, a mia parziale discolpa posso aggiungere che non mi piace mai niente. Possiedo una maglietta nera con un’illustrazione di Pong (avete presente, vero?) che attira molto l’attenzione di tutti, e visto che ce l’ho sempre addosso (con il caldo è bene cambiarsi con una certa continuità) non avendo a disposizione un guardaroba ricco la frequenza con cui il suo turno si ripropone è sempre più ravvicinata.

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come guadagnare con il web ma in salute

Un aspetto caratterizzante del totalitarismo sovietico di una volta e dei paesi che vivevano sotto tale egemonia era la libertà limitata (una delle tante, mi dicono) circa la disponibilità dei prodotti, di qualunque tipo. Il senso, se ci pensate, non era del tutto sbagliato. Una scrematura all’origine di varietà da parte di un’istituzione che limita fortemente l’arbitrarietà dell’individuo ma che se, fatta bene da gente che ci capisce e di cui ci si fida e che non se ne approfitta subito con la solita solfa delle appropriazioni indebite e delle tangenti, ci consente di risparmiare tempo, risorse ed energie e di dedicarci ad attività più consone all’animo umano. Aspettate, non sto dicendo di essere favorevole alle dittature, il mio ragionamento è molto più grossolano. Ho scoperto l’esistenza di One Drive di Microsoft e della versione cloud di Office e mi sono chiesto che senso abbia, considerando la vastità di Google Drive e le funzionalità di Google Doc e chissà quanti altri servizi gratuiti di questo tipo esisteranno nell’Internet. Che bisogno c’è, quindi, di due o più piattaforme che fanno la stessa cosa facendo correre il rischio agli utenti di entrambi di avere due copie non sincronizzate dello stesso documento, per non parlare di due username e password diversi che ogni volta ti manda in confusione?

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c di campioni

Per il terzo anno consecutivo quelli della sezione C si sono presentati alle gare sportive di istituto con quella maglietta, e ancora una volta non sono riuscito a fare una foto per documentare l’errore. Peccato perché non ci sarà più occasione. Mia figlia si accinge a concludere il suo cammino nella secondaria di primo grado e l’anno prossimo chissà in quali attività para-scolastiche sarà impegnata al liceo classico. Il certamen di Latino? Il lancio del vocabolario di Greco? Le olimpiadi della Matematica? Il torneo di volley degli istituti superiori? Non credo che, comunque, a quell’età si dovrà ancora indossare nelle occasioni ufficiali una divisa o un vessillo che provi l’appartenenza a una sezione. Ve lo immaginate? Passino le felpe di istituto (il liceo a cui si è iscritta la ragazza ne è provvisto, e sono pure belle) ma la t-shirt a colori con la lettera sul davanti spero proprio di no.

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benvenuta

Il momento in cui si palesa per la prima volta il tanto auspicato dialogo tra adulti con i propri figli arriva, prima o poi, e il passaggio a questa fase ha molteplici chiavi di lettura e, conseguentemente, permette altrettanti spunti di riflessione. Ma facciamo un passo indietro: li vogliamo grandi o piccoli, questi figli? Li preferiamo desiderosi di accudimento come gli animali domestici (spesso loro surrogato) oppure li vediamo pronti prendere in mano il nostro progetto come eredità qualunque esso sia, un’impresa, una passione o anche solo il primato nello stare al mondo che ci siamo costruiti e grazie al quale abbiamo trovato la formula per vincere sul prossimo? Certo, ogni variabile comporta conseguenze differenti dall’altra parte del rapporto. Figli piccoli implicano giovinezza lato nostro, figli adulti come minimo la mezza età. Insomma, basta che vi decidete.

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fifty-fifty, da buoni amici

Ieri ho fatto cinquant’anni e se lo scrivo oggi è perché nei blog di approfondimento come il mio non si punta sul sensazionalismo pubblicando news in tempo reale, un mestiere che lascio senza problema alcuno ai colleghi che si occupano di informazione o che sperano di cavalcare l’onda dei trending topic per raggranellare qualche clic in più. A me piace soppesare con calma l’argomento del giorno, confrontare tematiche, trovare fonti e documentarmi con cura, quindi pubblicare queste righe in cui dico la mia su cose di cui sono sufficientemente ferrato da non temere contraddittori, per esempio me stesso ma anche la musica. Non a caso pensavo di uscire ieri con un articolo dal titolo “i cinquanta dischi che dovete assolutamente avere se avete cinquant’anni” che ho anche iniziato a scrivere ma poi sapete come vanno le cose. Ho persino in cantiere da mesi un racconto con cui ho intenzione di partecipare a un concorso che scade alla fine del mese, ma anche quello giace incompiuto su Google Drive da un po’ di settimane. Comunque il pezzo sui dischi lo farò, magari in occasione dei cinquantun’anni tanto, alla peggio, un disco in più che cosa volete che sia.

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cose da fare quando calano gli ascolti

C’è chi sostiene che il bello di vivere nelle metropoli sia la bassa probabilità di incontrare le stesse persone con continuità, un plus non da poco considerando che di routine ne abbiamo fin troppe. Si tratta di una filosofia – se vogliamo chiamarla così – che scaturisce dalla nostra attitudine a osservare le facce delle persone, ricordarsele, osservarle una seconda, terza e quarta volta per confermare la veridicità di questa teoria strampalata. Un approccio che può essere pericoloso perché ti fa venire voglia di far parlare i visi che si passano in rassegna e quando inizi con questa storia delle conversazioni non ne esci più. Oggi parliamo di meno, forse parliamo più al telefono, ma in genere siamo molto più concentrati su noi stessi. Ci rivolgiamo al nostro interno che non è fatto solo di corpo, mente, anima, coscienza o come diamine la vogliamo chiamare. Abbiamo aggiunto una componente digitale alla nostra natura che teniamo tra le dita, in mano, appoggiata sulle ginocchia quando siamo seduti, con diramazioni nelle cavità auricolari, ricca di colori e di suoni, piena di cose da leggere, contemplare, osservare, imparare o dimenticare, condividere, suggerire, commentare, riflettere.

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