è proprio bravo a scrivere, ve lo stra-consiglio

Cerco di evitare di fermarmi a parlare con Arianna quando la incontro perché Arianna parla sempre di sé come se fosse una terza persona ed è un modo di fare che proprio non condivido. È come se un componente di una band scendesse dal palco su cui il suo gruppo si sta esibendo per spiegare a qualcuno del pubblico i testi dei pezzi che suonano e, quindi, non risalisse più per godersi da sotto il proprio concerto. Ciascuno di voi ha molta intimità con se stesso, io pure, quindi perché considerarsi sdoppiati? Le due Arianne poi spesso interpretano i cliché delle coppie antitetiche che si vedono al cinema o in tv come il poliziotto buono e quello cattivo, Starsky e Hutch, la mano che può essere ferro e può essere piuma, Batman e Robin, George e Mildred. Probabilmente è una figura retorica applicata alla personalità il cui nome, in questo momento, mi sfugge.

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e poi all’eterno ci ho già pensato, è eterno anche un minuto

Domenica tardo pomeriggio di metà luglio. Quartiere dormitorio della periferia di Milano, qualche villetta a schiera, caldo insopportabile ma cielo coperto con nessunissima possibilità di pioggia. Raro passaggio di automobili, qualche cane che abbaia, la sirena di un antifurto distante che svanisce nel nulla. A pochi isolati un litigio famigliare, si sente da qui perché i pochi rimasti in città hanno le finestre spalancate. Una bestemmia e poi silenzio, quindi da un punto imprecisato qualcuno mette “Dalla”, l’album di Lucio Dalla del 1980. Balla balla ballerino, Il parco della luna, La sera dei miracoli, Mambo, Meri Luis, Cara, Siamo dei, Futura, e poi tutto resta sospeso fino alla sera, fino all’autunno dopo, fino a una decisione definitiva, fino a un posto imprecisato in cui non c’è bisogno di desiderare altro, fino al fondo della strada dove c’è un oratorio deserto come nelle canzoni di Paolo Conte, fino alla fontanella rotta in cui un cane al guinzaglio si illude di trovare ristoro e poi tira il suo padrone per rientrare in casa al più presto, fino alla sera quando non si sa bene che cosa ci sarà da fare, con i bagliori della tv accese sui programmi del passato che smorzano gli effetti dell’aria condizionata e le giornate che hanno iniziato ad accorciarsi.

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estate parati

Si lo so che si dice “estote parati” gnè gnè gnè ma volete mettere il gioco di parole sul gioco del pallone e la stagione in corso? Tra i vaccini e l’aiutiamoli a casa loro, il torment-topic sui social per qualche settimana è stato il caso del portiere (per questo parati) diciottenne che, alle prese con la matura, ha preso baracca e burattini e se ne è andato in vacanza (per questo estate) prima di terminare con l’assessment finale il suo percorso formativo. Si chiama Donnarumma e perdonatemi se, prima di oggi, non l’avevo mai sentito nominare, per me il calcio è solo quello giocato con le dita e che risponde al nome di Subbuteo.

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qualche anticipazione sulla sessione autunnale: ecco quando è meglio presentarsi

Non crediate che da quando è stata istituita questa famigerata università della vita le cose stiano andando per il meglio. Come accade per gli atenei tradizionali e, come penso, per le moderne strutture che ti permettono di ottenere un titolo di studio a distanza seguendo le lezioni in streaming e confrontandoti con i tutor in video-conferenza, ci sono molte pubblicità in giro a proposito, se non ti impegni non vai da nessuna parte e in più il problema dei crediti da recuperare è simile, e a volte trovare il modo per completare il percorso è molto più complesso di come ne parlano i sedicenti iscritti. Facebook pullula di universitari della vita in regola e fuori corso, neolaureati o gente che ha conseguito il titolo di studio con il vecchio ordinamento e le battute, sotto questo profilo, si sprecano. C’è da dire che le tasse sono realmente alla portata di tutti e questo spinge persone come me e voi a intraprendere un nuovo percorso accademico da aggiungere a quello già conseguito nei tempi regolamentari (la seconda laurea comunque fa curriculum), applicandoci nei ritagli di tempo che il lavoro che svolgiamo ci permette.

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se fossi ricco pagherei Mario Biondi per cantarla così

I bambini di oggi probabilmente guardano meno tv dei bambini di ieri che eravamo noi, o comunque guardano la tv in modo diverso perché è cambiato radicalmente il concetto stesso di tv. Scusate se la prendo alla lontana ma vorrei solo fare il punto prima di dirvi quello che ho da dire: all’inizio c’erano le famiglie sedute sul divano che non avevano bisogno di cambiare canale con la pubblicità perché la pubblicità, ovvero Carosello, era un vero e proprio spettacolo e poi non la si vedeva altrove durante i programmi. Poi la pubblicità in tv ha iniziato a essere anche prima e dopo i programmi ma nessun membro della famiglia si sarebbe mai sognato di alzarsi a cambiare canale un po’ perché non c’erano ancora i telecomandi e poi perché di canali ce n’erano solo due. Poi è arrivato il telecomando e le tv commerciali e da lì è iniziato il concetto di zapping per ammazzare il tempo mentre il film che stavamo seguendo stravaccati sul divano era stato interrotto per la pubblicità. Questo fino alla tv a pagamento e poi a Netflix, in cui con la tv ci facciamo un po’ quel che ci pare, tanto è flessibile, e grazie a questa modalità ci possiamo rendere conto di quanto fosse fastidioso sopportare un film o un programma interrotto dalla pubblicità anche se vi ricordo che noi non millennials lo abbiamo fatto per gran parte della nostra esistenza.

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vivere in via di estinzione in un appartamento di proprietà

La storia del papà di Ajdin è bella perché c’entrano la guerra e le opportunità e spesso, invece, le storie sulla guerra e sulle opportunità hanno quel retrogusto un po’ così che preferiamo chiudere la pagina su cui le leggiamo. Quindi aspettate a cliccare in alto a destra sulla x perché, se continuate a leggere, potreste avere delle sorprese. Il papà di Ajdin è stato spedito come un pacco postale in Italia dalla Bosnia o almeno da quello che era ai tempi della guerra civile in Jugoslavia che era un ragazzino. I suoi genitori volevano proteggerlo dalle armi e dalla morte. Qui ha avuto fortuna trovando un buon lavoro, un ambiente per farsi una famiglia, conquistando la fiducia dei nuovi amici e di tanta gente del posto. Il papà di Ajdin non è un caso isolato e, a quanto ne so, non sono solo gli esseri umani a cambiare aria in caso di guai.

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ecco perché non bisogna mai guardarsi indietro

Ieri qualcuno in rete ha tirato fuori la notizia che il primo di gennaio ha compiuto quarant’anni lo specchietto retrovisore sinistro, all’interno di una di quelle pratiche in auge e cose considerate informazioni da quando Internet o meglio Facebook rappresentano lo standard, da questo punto di vista. A me però questa rievocazione mi ha fatto piacere più di altre – i vent’anni dall’uscita del disco ics, i quindici anni dalla prima puntata del telefilm ipsilon, per dire – e mi sono lanciato subito a cercare un approfondimento che ho trovato qui. Ma da tutta questa storia mi sono rimasti soprattutto i commenti di coloro i quali si ricordavano di quell’optional diventato obbligatorio per motivi di sicurezza stradale. Altri hanno ancora in mente le reazioni dei loro papà a un’inutile, secondo loro e ai tempi, normativa.

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