Piazza della Loggia

notizia bomba

Mentre leggevo l’epilogo della vicenda Piazza della Loggia, il finale all’italiana che è quello in cui il colpo di scena non è previsto nella sceneggiatura tanto, ma questo lo penso io, tanto nessuno ci fa caso perché alla fine è andata proprio come qualcuno voleva, avevo ben chiaro che i depistaggi e la confusione sulle indagini sono nulla in confronto all’oblio in cui è stata stemperata una tragedia nel tempo – e quanto tempo! – in modo che carnefici, apparati, classe politica, opinione pubblica nel frattempo non siano più quelli di una volta. D’altronde, abbiamo voltato pagina, no? E chi ha tempo e voglia e risorse di rimettere mano a quasi quarant’anni di letteratura giudiziaria, o di richiamare Delfo Zorzi dal Giappone magari con lo stesso accanimento con cui ce l’abbiamo con Battisti e le sue smorfie che ci sono così invise. E nel leggere di questo pezzo di (ormai) preistoria della postmodernità ripercorrevo la mia recente salita lungo la cupola di Norman Foster che sovrasta il Reichstag (poi vi giuro che la pianto lì con la mia gitarella a Berlino). La voce registrata dell’audioguida, in italiano per fortuna, con un leggero accendo germanico ha voluto sottolineare più volte lo spirito con cui è stata pensata una sovrastruttura in vetro al parlamento tedesco da cui si può scorgere anche la sala sottostante, in cui il governo si riunisce. La metafora della democrazia, tutto è visibile da fuori, tutto è trasparente per cittadini.