ladri di biciclette, criminali di sentimenti

Quello che vi porterete a casa dopo un soggiorno ad Amsterdam, oltre alle canne ben nascoste nella crema per il corpo, oltre al ricordo di Van Gogh, ai bulbi di tulipano e alla curiosità per le procaci ostentazioni della femminilità commercializzata secondo una regolamentazione inconcepibile per i parametri all’interno dei quali, noi europei del sud, manifestiamo a suon di manrovesci il rispetto alle nostre donne, comprenderà almeno una foto rappresentativa della densità dei parcheggi per bici nei pressi della Amsterdam Centraal Station, tipo questa per intenderci (l’ho fatta io veramente nel 2014).

Io che vado in bici e prendo il treno ogni giorno impazzirei per ricordarmi dove l’ho lasciata e, una volta riconosciuto il punto, impazzirei nel tentativo di riprenderla e portarla fuori da lì. Probabilmente estrarre il proprio mezzo da quell’ammasso di lamiere è un’attività che dura più del viaggio stesso verso l’ufficio. Ma questo mare di due ruote lasciate incustodite dai loro proprietari mi ha fatto riflettere anche sulle opportunità per chi le ruba. Secondo me in tutto quel casino puoi agire indisturbato, non vi pare?

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